Speranza di vita

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Grazie al Dl 4/2019 la speranza di vita ha subito delle modifiche bloccando gli incrementi per andare in pensione.


Come incide la Speranza di Vita sulle pensioni

L’adeguamento alla speranza di vita è un indicatore che determina l’incremento delle aspettative di vita per gli esseri umani che, fortunatamente, segna un trend sempre in crescita, ma ha effetti negativi all’interno del sistema pensionistico, il quale deve obbligatoriamente rideterminare i criteri di accesso alle prestazioni altrimenti queste verrebbero erogate per un periodo di tempo troppo lungo che andrebbe ad incidere negativamente sulle casse previdenziali.

La prima normativa sull’adeguamento alla speranza di vita risale al 2009 con il comma 2 dell’art. n. 22-ter del Dl 78/2009, il quale prevedeva che a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di accesso alle prestazioni previdenziali dovessero essere allineati con l’aspettativa di vita ogni anno accertata dall’Istat e approvata dall’ Eurostat.

In Italia ad introdurre il sistema applicandolo alle prestazioni previdenziali è stata la riforma Fornero con l’art. 24, comma 12, della legge n. 214/2011, la quale ha previsto una dipendenza del requisito anagrafico e contributivo per l’accesso alle prestazioni previdenziali strettamente correlato all‘aspettativa di vita, quindi se questa aumenta aumentano anche i requisiti per andare in pensione.

La riforma ha trovato applicazione su tutte le prestazioni previdenziali ed ha iniziato ad avere un effetto concreto a partire dal 2013 con un incremento di 3 mesi, fino ad arrivare ad un ulteriore incremento di 4 mesi nel 2016 per fermarsi, temporaneamente, all’ultimo incremento registratosi il 1° gennaio 2019 di ulteriori 5 mesi.


Sospensione adeguamenti speranza di vita

Negli anni, grazie alle innumerevoli attività di protesta intraprese dai sindacati di categoria, sono state attuate alcune procedure di blocco degli adeguamenti sulla speranza di vita per alcune categorie di lavoratori.

L’articolo 1, co. 206 della legge 232/2016 ha disposto che i quattro adeguamenti calendarizzati dal 2019 in avanti (2019, 2021, 2023 e 2025) non devono essere applicati nei confronti dei lavori usuranti i quali accedono al pensionamento con il sistema delle quote.

Inoltre l’articolo 1, co. 146 e ss. della legge 205/2017 ha previsto un ulteriore blocco nei confronti delle mansioni gravose e dei lavoratori precoci.

L’ultimo intervento è stato attuato dagli art.15 e 17 del DL 4/2019, con i quali è stato sospeso retroattivamente l’adeguamento scattato dal 1° gennaio 2019 e i successivi 3 adeguamenti previsti nel 2021 2023 e 2025, con riferimento alla sola pensione anticipata.

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Quindi sulla base degli effetti scaturiti dal Dl. 4/2019, sarà possibile accedere alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, fino al 2026.

Per quanto riguarda l’applicazione della speranza di vita per la pensione di vecchiaia, questa rimarrà invariata fino al 2021, il legislatore ha ipotizzato che l’aumento potrebbe avvenire nel biennio 2023/2024 aumentando di 3 mesi il requisito d’accesso alla prestazione, che diventerebbe di 67 anni e 3 mesi.

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