Che cos’è?

L’inabilità viene valutata rispetto al lavoro specifico quando è di carattere temporaneo; viene invece riferita al lavoro generico quando risulti permanente. Lo ha confermato la Cassazione nella sentenza n. 24048/2008.

Le percentuali di invalidità permanente – sottolinea la Cassazione con la sentenza n. 12426/1999 – si applicano indifferentemente ed uniformemente a tutti gli assicurati, restando irrilevante il differenziato valore che le lesioni assumono in funzione delle attività concretamente esercitate.

I criteri – comprese le 4 fasce e la possibilità di assegnarne una superiore quando il danno incida sulle mansioni effettive – adottati per il casi dal 25/7/2000 in poi si trovano nella sezione Danno Biologico.

Rendita Inail: Il calcolo

L’infortunio, avvenuto entro il 24/7/2000 che procura al lavoratore un’inabilità permanente in misura superiore al 10%, dà diritto all’interessato di ricevere una rendita rapportata al grado di inabilità.

Il minimo indennizzabile all’11% era inizialmente previsto solo per gli infortuni industriali. Con la L. n. 457/1972 venne esteso a quelli agricoli. La sentenza della consulta n. 97/1977 lo allargò alle Malattie Professionali e la successiva n. 64/1981 alla silicosi.

Rendita Inail: Importo

L’ammontare della rendita è determinato dall’Inail con riferimento alla retribuzione percepita dall’infortunato nei 12 mesi precedenti l’infortunio. Qualora il lavoratore non possa far valere 12 mesi di retribuzione, l’ammontare riferito al minor periodo viene rapportato ad anno e cioè 300 volte la retribuzione giornaliera.

In tema di determinazione della retribuzione da assumere a base della rendita Inail – ha precisato la Cassazione nella sentenza n. 17160/2006 – ove il giudice di merito abbia accertato che nei 12 mesi precedenti l’evento invalidante l’infortunato abbia lavorato presso lo stesso datore di lavoro con orario ridotto rispetto a quello contrattuale, tale situazione integra la previsione dell’opera non continuativa che impone l’impiego esclusivo del criterio normativo di calcolo presuntivo ivi previsto.

Rendita Inail: La decorrenza

Normalmente, la rendita Inail spetta dal giorno successivo a quello della cessazione dell’inabilità temporanea assoluta. Può darsi, però, che l’inabilità temporanea assoluta non vi sia stata o che essa non sia durata oltre il limite di carenza. In tale caso, la rendita Inail avrà decorrenza dal giorno successivo a quello dell’infortunio o a quello di manifestazione della malattia professionale.

La rendita, infine, decorrerà dal giorno in cui è insorta l’inabilità permanente di grado indennizzabile, nel caso in cui questa si sia manifestata solo dopo un certo tempo dalla data di cessazione dell’inabilità temporanea assoluta.

Rendita Inail: Apprendisti e minori

L’art. 119, Dpr n. 1124/1965 ha stabilito che per gli apprendisti la rendita di inabilità e la rendita ai superstiti sono ragguagliate alla retribuzione della qualifica iniziale prevista per le persone assicurate di età superiore agli anni diciotto non apprendiste occupate nella medesima lavorazione cui gli apprendisti stessi o i minori sono addetti e comunque a retribuzione non inferiore a quella più bassa stabilita dal contratto collettivo di lavoro per prestatori d’opera di età superiore ai diciotto anni della stessa categoria e lavorazione.

Rendita Inail: Rivalutazione dal 1° luglio 2013

L’art. 11, c. 1, Dlgs. n. 38/2000 prevede che con effetto dall’anno 2000, e a decorrere dal 1° luglio di ciascun anno, la retribuzione di riferimento per la liquidazione della rendita Inail corrisposta ai mutilati e agli invalidi del lavoro relativamente a tutte le gestioni di appartenenza dei medesimi, è rivalutata annualmente sulla base della variazione effettiva dei prezzi al consumo per le famiglie gli operai e impiegati intervenuta rispetto all’anno precedente.

Il nuovo criterio di rivalutazione annuale non sostituisce quello precedente che, invece, prevede  che la retribuzione per la liquidazione della rendita Inail sia riformulata ogni biennio solo qualora intervenga una variazione non inferiore al 10% delle retribuzioni precedentemente stabilite.

Questo meccanismo, infatti, non scompare e gli incrementi annuali sono assorbiti quando scatta la predetta variazione retributiva.

Rendita Inail: Le quote integrative

Le rendite infortunistiche sono maggiorate del 5% per i seguenti familiari:

  • Coniuge
  • Ciascun figlio fino al 18° anno di età; fino al 21° anno di età, se studente di scuola media o professionale; per tutta la durata normale del corso, se studente universitario; senza limiti di età, per figli inabili al lavoro, anche se siano divenuti inabili in epoca successiva all’infortunio o alla malattia professionale subiti dal loro genitore.

L’Inail, con circ. n. 63/1995, chiarisce che per la concessione della quota ai figli inabili si rende indispensabile la sussistenza di grave infermità o difetto fisico o mentale che comporti un’assoluta o permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa proficua e invita le sedi ad attenti accertamenti sanitari ed ispettivi in merito. Non è richiesto il requisito della vivenza a carico; la quota, dunque, spetta anche quando il figlio inabile contrae matrimonio.

Le quote suddette sono parte integrante della rendita e sono riferite unicamente alla composizione della famiglia dell’infortunato.

Va tenuto conto anche delle successive variazioni della stessa, compreso il sopravvenire dei figli. Per i casi successivi al 24/7/2000 le quote sono calcolate solo sulla parte di rendita che indennizza il danno patrimoniale.

Rendita Inail: Cumulabilità con Assegno al nucleo familiare

Secondo giurisprudenza di Cassazione, questa maggiorazione della rendita persegue la funzione di risarcire i familiari dell’infortunato che, vivendo nello stesso nucleo familiare, risentono anch’essi delle conseguenze dell’infortunio; pertanto non rappresenta un’erogazione assimilabile agli assegni familiari e conseguentemente per essa non opera il divieto di cumulo previsto tra tutti gli altri trattamenti di famiglia comunque denominati. L’Inps – con la circ. n. 207/1986 – ha preso atto di questo orientamento della magistratura.

Rendita Inail: Opzione con l’assegno per l’invalidità civile parziale

Il Dm n . 553/1992 disciplina il diritto di opzione tra le prestazioni dirette di invalidità concesse per cause di guerra, di lavoro e di servizio nonché delle pensioni dirette di invalidità erogate a qualsiasi titolo dall’Inps, dalle gestioni pensionistiche per i lavoratori autonomi e da ogni altra gestione pensionistica per i lavoratori dipendenti avente carattere obbligatorio, con l’assegno mensile riconosciuto agli invalidi civili parziali.

L’Inail, con circ. n. 5419/1993, chiarisce le modalità di attuazione della facoltà di opzione nei confronti delle prestazioni infortunistiche.

Le prestazioni erogate dall’Inail sono per loro natura indisponibili ed intrasferibili. Dunque la legge n. 407/1990 ha sancito l’obbligo di opzione non già tra i diritti alle prestazioni, bensì esclusivamente fra i trattamenti economici che da essi derivano.

L’opzione, pertanto, non potrà comunque comportare o imporre una pretesa rinuncia al diritto, ma solo alla mera erogazione della prestazione. L’istituto assicuratore, inoltre, dovrà continuare a comunicare anche le eventuali variazioni della misura della prestazione a seguito delle periodiche riliquidazioni delle rendite.

Sono incompatibili con l’assegno per invalidità civile parziale le seguenti prestazioni Inail:

  • Le rendite dirette
  • L’assegno per assistenza personale continuativa
  • L’assegno continuativo mensile
  • La sovvenzione di contingenza ai grandi invalidi
  • L’assegno di incollocabilità

Cumulabilità tra pensione Inps e rendita Inail

Dal 17 agosto 1995, art. 1, c. 43, L. n. 335/1995, gli assegni di invalidità e le pensioni di inabilità liquidate a seguito di infortunio sul lavoro o malattia professionale, non sono cumulabili con la rendita Inail che ha per oggetto lo stesso evento invalidante, fino a concorrenza della rendita stessa. La corte costituzionale, con la sentenza n. 227/2002, ha sancito la legittimità costituzionale della norma.

Con la circ. n. 123/1996, l’Inps precisa che la norma non può trovare applicazione in caso di rendite erogate ai sensi delle legislazioni estere. L’incumulabilità è stabilita anche per i trattamenti già in essere, per i quali è previsto il riassorbimento sui futuri miglioramenti.