Skip to content

Imprenditoria femminile

21 Febbraio 2024
Condividi su
Tempo di lettura 3 minuti

Quando si parla di imprenditoria al femminile si intendono tutte quelle attività che sono a titolarità femminile o nelle quali la compagine sociale sia a maggioranza femminile.

In particolare, si fa riferimento alle aziende in cui la partecipazione della componente di donne risulta superiore al 50% mediando le composizioni di quote di partecipazione e cariche attribuite.

Nello specifico il grado di partecipazione femminile è desunto dalla natura giuridica dell’impresa, dall’eventuale quota di capitale sociale detenuta da ciascun socio e dalla percentuale di donne presenti tra gli amministratori o titolari o soci dell’impresa.

Si sottolinea che il trend italiano si mantiene sulla stessa linea di quello del mondo occidentale. In particolare, su cinque imprese, solo una attività vede una donna al comando.

Guardando alle startup in Italia, invece, si rileva che la presenza femminile è ancora più bassa rispetto a quella che si può riscontrare nelle aziende già consolidate, nonostante alcuni studi svolti a livello internazionale abbiano dimostrato che le start up che sono state fondate da donne possono ottenere investimenti con più probabilità rispetto a quelle che sono state fondate solo da uomini.

Nonostante questo risulta importante sottolineare che l’imprenditoria femminile sta diventando una forza trainante nell’economia italiana ed europea. Sempre più donne stanno intraprendendo il percorso imprenditoriale, portando idee innovative, capacità di leadership e una nuova prospettiva al mondo degli affari

Strumenti per imprenditoria femminile 

Considerando che in Italia sussiste una bassa presenza di donne in ruoli apicali e la complessità per molte di esse di entrare nel mondo del lavoro sono state attuate una serie di iniziative finalizzate a ridurre questa problematica. 

Nello specifico, in Italia nel 1992 sono stati introdotti degli strumenti ad hoc per le donne che vogliono mettersi in proprio. In particolare la Legge 215 del 1992, denominata “Azioni positive per l’imprenditoria femminile” stabilisce che le disposizioni sono dirette a:

  1. a) “a favorire la creazione e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, anche in forma cooperativa;
  2. b) promuovere la formazione imprenditoriale e qualificare la professionalità delle donne imprenditrici;
  3. c) agevolare l’accesso al credito per le imprese a conduzione o a prevalente partecipazione femminile;
  4. d) favorire la qualificazione imprenditoriale e la gestione delle imprese familiari da parte delle donne;
  5. e) promuovere la presenza delle imprese a conduzione o a prevalente partecipazione femminile nei comparti più innovativi dei diversi settori produttivi”.

Si ricorda che sussistono anche diverse iniziative a livello comunitario per il sostegno dell’imprenditorialità femminile, come i finanziamenti europei rientranti nella categoria FSE (Fondo Sociale Europeo). 

In tal caso si tratta di azioni mirate a combattere la disoccupazione, sviluppando le risorse umane e promuovendo l’integrazione sociale nel mercato del lavoro.

Ad oggi, guardando ai dati ISTAT più recenti, le imprese femminili in Italia rappresentano circa il 24% del totale delle imprese. Questo dato evidenzia l’importanza dell’imprenditoria femminile nel panorama economico italiano. Le donne imprenditrici stanno giocando un ruolo sempre più rilevante nel mercato del lavoro, promuovendo l’innovazione e la crescita economica.

Ostacoli all’imprenditoria femminile 

Andando ad analizzare cosa frena l’imprenditoria femminile si ravvisa che una delle prime barriere che incontra un’impresa femminile è la difficoltà di accesso al credito. Solo il 20% delle imprese a guida femminile fa infatti ricorso a finanziamenti. La più bassa propensione al rischio delle donne imprenditrici (qualità che favorisce la crescita sul lungo periodo di un’impresa) è penalizzata da un’inclinazione a non chiedere prestiti. Questo blocco è dovuto a un problema di “perdita delle speranze” direttamente legato a una minore propensione degli enti creditizi a concedere finanziamenti alle realtà economiche a guida femminile. Le richieste di imprenditrici che non vengono finanziate infatti, rappresentano il doppio di quelle degli imprenditori. Sul totale dei casi in cui vi è un ricorso al credito bancario l’8% delle richieste da parte di imprese femminili non viene accolta contro il 4% delle imprese maschili.

Importanza dell’ empowerment femminile 

L’empowerment femminile non è solo lo strumento principale per far emergere le risorse ancora latenti e il potenziale inespresso di donne e ragazze ma è anche uno dei fattori chiave per raggiungere gli obiettivi del PNRR e del Generation Ue.

Inoltre, la parità di genere rappresenta infatti la pietra angolare per la costruzione del benessere collettivo. I benefici che nascono dal sostenere azioni che promuovano il ruolo attivo delle donne, che sostengano la leadership femminile e che contrastino il gap salariale, si riflettono positivamente su tutti. Nessuno escluso.

Ricerca

INAIL