Riforma Pensioni 2023

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Riforma pensioni 2023 al vaglio quota 41 e i costi ad essa connessi. La riforma non piace al governo Draghi mentre Salvini sostiene in un errore nel conteggio dei costi della prestazione.

Novità riforma pensioni 2023

In questi giorni molti stanno discutendo sulla proposta della Lega Nord di approvare la famigerata quota 41 che consentirebbe l’uscita anticipata dal mondo del lavoro. La prestazione consiste in un abbassamento dei requisiti contributivi per accedere alla pensione anticipata che, ad oggi, può essere richiesta con 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Quota 41, quindi, consentirebbe un’uscita anticipata di 1 anno per le donne e 2 anni per gli uomini a prescindere dall’età anagrafica.

Il governo Draghi non si pronuncia rispetto al tenere seriamente in considerazione quota 41 all’interno della riforma pensioni 2023 ma, voci di corridoio, affermano che lo stesso governo ritiene tale manovra costosa per le casse dello stato, soprattutto per quei lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare sin dal quattordicesimo anno di età e che, con quota 41, andrebbero in pensione a 55 anni. Tale riforma ha meno appeal per le nuove generazioni di lavoratori che, avendo iniziato a lavorare in media a 25 anni, si ritroverebbero ad andare in pensione a 66 anni solo se l’anzianità contributiva risultasse continuativa negli anni.

Quanto costa quota 41?

Ricordiamo che quota 41 è una misura già presente nel panorama previdenziale italiano destinata però ai soli lavoratori precoci. Se la misura, come auspica la Lega Nord, dovesse essere espansa a tutta la platea di lavoratori il costo complessivo in capo al governo per il primo anno di attivazione ammonterebbe a circa 4 miliardi per superare i 9 miliardi in un percorso di attivazione decennale.

Il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, ha avanzato la proposta di un pensionamento a 63/64 anni di età utilizzando la sola quota contributiva in capo al pensionando, andando ad utilizzare la quota retributiva a partire dal 67esimo anno di età. Seguendo la proposta di Tridico il costo complessivo di quota 41 per il primo anno scenderebbe a 400 milioni.

Cresce comunque il pressing dei lavoratori per andare in pensione a 62 anni per parificarsi agli standard Europei, come Francia, e allinearsi con l’aspettativa di vita, infatti accedere al pensionamento a 67 anni di età consente il godimento della quiescienza per troppo poco tempo. Resta però il fatto che, per le casse dello Stato, è già pesante sostenere il pensionamento a 67 anni con il metodo di calcolo misto. L’idea ottimale sarebbe quella di applicare delle penalizzazioni per chi decide di accedere al pensionamento anticipato calcolando l’intero assegno con il metodo contributivo. Ad oggi, infatti, a guadagnarci sul pensionamento a 67 è, paradossalmente, lo Stato quando “un welfare deontologico” comporterebbe un livellamento tra spesa statale e guadagno per i pensionati.

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