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Pensioni d'oro cosa sono?

Pensioni d'oro
8 Luglio 2022
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Tempo di lettura 4 minuti

In Italia le pensioni d’oro costano allo stato circa 7 miliardi di euro all’anno, cioè un terzo di manovra finanziaria. Ma quando una pensione può considerarsi dorata e quante persone ne hanno diritto?

In questo articolo faremo luce sull’argomento e vedremo come funziona il taglio pensioni d’oro oggi.

Cosa sono le pensioni d’oro?

Le pensioni d’oro italiane sono trattamenti pensionistici con un valore molto più alto rispetto alla media nazionale.

Anche se non esiste un tetto massimo oltre il quale la pensione può automaticamente ritenersi dorata, rientrano in questa categoria tutte le pensioni al di sopra dei 5.000 euro netti al mese.

Chi sono i pensionati d’oro? Non solo ex politici, membri e dipendenti di Camera, Senato, Presidenza della Repubblica ma anche gli ex giudici della Corte Costituzionale, membri e dipendenti dell’Assemblea Regionale della Sicilia e del FAMA, il Fondo Agenti Marittimi e Aerei.

Pensioni d’oro quante sono

Quanto al numero delle pensioni d’oro, parliamo dello 0,5% sul un totale di 16 milioni di trattamenti pensionistici erogati.

I pensionati INPS che alla fine del 2018 godevano di un trattamento superiore ai 5.000 euro netti al mese erano 59.863. A questi quasi 60 mila pensionati INPS vanno sommate le circa 30.000 pensioni d’oro erogate da altri enti.

Secondo le stime, quindi, i beneficiari in Italia sarebbero 90.000.

Il taglio pensioni d’oro

Il punto è che spesso questi trattamenti pensionistici così alti sono considerati dei veri e propri privilegi che toccano pochissime persone a discapito di tutte le altre. Un chiaro segno di disuguaglianza sociale che da qualche tempo anche i politici cercano di limitare.

Nel 2018 il Governo Lega-M5s ha dichiarato guerra aperta alle pensioni d’oro con l’obiettivo di ripristinare una situazione di equità recuperando una parte delle risorse economiche per sostenere le fasce più deboli della società proprio da queste “pensioni da nababbi”.

Così, con la Legge di bilancio 2019, l’Esecutivo ha disposto il taglio pensioni d’oro dal 2019 al 2023 per tutte le pensioni superiori a 100mila euro lordi all’anno, cioè 5.000 euro netti al mese, il cui importo non sia stato calcolato in base ai contributi versati.

Per ricapitolare, il taglio 2019 interessa le pensioni:

  • con importo superiore a 100mila euro lordi all’anno
  • in cui l’età pensionabile non sia stata rilevata tramite i contributi versati

Non ha invece toccato le pensioni:

  • liquidate regolarmente in base al sistema dei contributi
  • delle case privatizzate dei liberi professionisti
  • ai superstiti e alle vittime del dovere
  • di invalidità e inabilità

Come funziona il taglio delle pensioni elevate? Già a partire dal 2o11 queste pensioni sono state ridimensionate con una trattenuta percentuale sul totale ma solamente la Legge di bilancio 2019 ha stabilito rigorosamente il valore dei contributi di solidarietà che ogni pensionato d’oro deve allo Stato. La manovra è intervenuta anche sul processo di rivalutazione annuale delle pensioni più alte di 100mila euro lordi all’anno.

Vediamo meglio come funziona il contributo di solidarietà e in cosa consiste il raffreddamento della perequazione, o indicizzazione ridotta.

Contributo di solidarietà

Dal punto di vista puramente tecnico, nell’ambito della previdenza il contributo di solidarietà è una quota di pensione richiesta dagli enti per finanziare la gestione del servizio in situazioni di disavanzo dovuto al debito pensionistico latente non più sostenibile.

Per quanto riguarda la legge 2019 sul taglio pensioni d’oro, si tratta di una tassa, o anche un prelievo straordinario, che lo Stato chiede ai pensionati con assegni particolarmente elevati per recuperare risorse economiche al fine di garantire le pensioni minime e ridurre la forbice ricchi/poveri.

Il contributo di solidarietà sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2023 – e così non è stato ma lo vedremo meglio tra poco – ripartito come segue fra 5 diverse categorie di super pensionati:

15% per le quote tra i 100.160,01 e 130.208 euro all’anno
25% per le quote tra i 130.208,01 e 200.320 euro all’anno
30% per le quote tra i 200.320,01 e 350.560 euro all’anno
35% per le quote tra 350.560,01 e 500.800,00 euro all’anno
40% per le quote superiore ai 500.800 euro all’anno

Raffreddamento della perequazione o indicizzazione ridotta

Ogni anno tutto gli assegni pensionistici vengono adeguati al costo effettivo della vita in base all’indice di inflazione. Questa, in pochissime parole, è la perequazione.

La guerra alle pensioni d’oro prevede anche la riduzione dell’adeguamento dei trattamenti pensionistici straordinari. Così la rivalutazione automatica delle pensioni d’oro si è progressivamente ridotta: una percentuale dell’importo (da 40% al 97%) è stata esclusa dall’adeguamento in base all’ammontare dell’assegno.

In pratica più alto è l’importo della pensione dorata, maggiore la percentuale esclusa dall’adeguamento ISTAT.

La polemica

Se da una parte c’è chi si è fatto domande sulla legittimità del provvedimento che dal 2019 tassa sistematicamente le pensioni dei più ricchi, molti hanno sottolineato che la maggior parte delle pensioni d’oro sarebbe collocabile in una fascia appena più bassa dei 100mila euro lordi all’anno, fascia in ogni caso non toccata dal taglio. Infine una parte dell’opinione pubblica ritiene che le misure della Legge di bilancio 2019 siano state poco più che un diversivo per dare il contentino a chi, dal punto di vista della previdenza sociale, si sente dimenticato dallo Stato.

Ai piani alti il Tribunale di Milano e le sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti del Lazio, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Sardegna hanno sollevato la questione di legittimità del contributo sociale e della perequazione ridotta per le pensioni d’oro.

Vediamo cosa ne pensa la Corte Costituzionale.

pensioni-doro-sentenza-corte-costituzionale

Sentenza della Corte Costituzionale n. 234 del 2020

Il 22 ottobre 2020 la Corte Costituzionale ha analizzato le richieste del Tribunale di Milano e delle quattro sezioni della Corte dei Conti e il 9 novembre ha depositato la sentenza n. 234.

Cosa ha deciso?

La Corte ritiene ragionevole e proporzionato il raffreddamento della perequazione, quindi conferma la indicizzazione ridotta delle pensioni d’oro. Interrompe invece il versamento del contributo di solidarietà alla fine del 2021, anticipandosi quindi di due anni rispetto alle disposizioni della Legge di bilancio 2019.

Come avevano già detto in precedenza, il termine per il versamento del contributo di solidarietà era stato fissato alla fine del 2023. Ma la durata di 5 anni sembra alla Corte «eccessiva rispetto all’orizzonte triennale del bilancio di previsione dello Stato».

Perciò niente tagli alle pensioni d’oro già all’inizio del 2022.

 

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