Prescrizione contributi INPS

La prescrizione dei contributi INPS comporta il venire meno dell’obbligo da parte dell’assicurato di versare l’importo dei contributi dovuti all’ente previdenziale.
Assicurarsi di essere in regola con i contributi INPS è un obbligo fondamentale per i lavoratori e i datori di lavoro.
Tuttavia, è importante essere a conoscenza di quelli che sono i termini di prescrizione dei contributi, poiché il mancato pagamento può portare a pesanti sanzioni e al pagamento di interessi di mora.
Che cos’è
La prescrizione dei contributi INPS equivale al termine massimo entro il quale l’istituto previdenziale può richiedere il pagamento dei contributi non versati dai datori di lavoro o dal lavoratore in caso di lavoro autonomo.
Questo termine è fissato dalla legge 335/1995 e generalmente è di 5 anni, ma può essere esteso a 10 anni in alcune circostanze particolari.
Ad esempio, se il lavoratore o i suoi superstiti denunciano l’esistenza di un lavoro in nero, la prescrizione viene raddoppiata a dieci anni.
Tuttavia è importante ricordare che tale denuncia deve essere inoltrata entro il termine quinquennale di prescrizione.
Secondo la giurisprudenza la prescrizione dei contributi estingue l’obbligo di pagamento dei contributi previdenziali dopo un certo periodo di inattività del titolare.
Una volta che il termine di prescrizione è scaduto, l’Ente previdenziale non può più richiedere il pagamento del debito ed è obbligato a rilevare la prescrizione d’ufficio.
Inoltre, se il contribuente paga dopo la scadenza della prescrizione, quest’ultimo ha diritto alla restituzione del pagamento come se fosse stato un pagamento in eccesso.
Questo meccanismo è stato introdotto per garantire l’equilibrio finanziario degli enti previdenziali e impedire che gli assicurati evadano il sistema di pagamento della contribuzione.
In ogni caso, il termine di prescrizione inizia a decorrere dalla data in cui l’obbligazione è effettivamente esigibile, ovvero dalla scadenza del termine di pagamento dei contributi.
È quindi fondamentale che il lavoratore tenga sotto controllo le scadenze dei propri contributi e le comunicazioni ricevute da parte dell’INPS per evitare di incorrere in eventuali conseguenze a danno dell’assicurato.
Prescrizione dei contributi dichiarati ma non pagati
La prescrizione dei contributi INPS è un tema che nel corso degli anni ha suscitato innumerevoli dibattiti e controversie tra l’ente previdenziale e i contribuenti soprattutto in merito ai lavoratori autonomi.
Il punto centrale riguarda il momento a partire dal quale inizia a decorrere il termine di prescrizione per l’omesso versamento dei contributi.
L’INPS per un lungo periodo ha sostenuto che la data di invio della dichiarazione dei redditi rappresenti il momento all’interno del quale va individuato il parametro temporale di partenza per il conteggio della prescrizione, poiché da quel momento gli enti previdenziali hanno la possibilità di verificare l’avvenuto versamento della contribuzione dovuta da parte del lavoratore autonomo.
Dopo una serie di battaglie legali, la giurisprudenza ha consolidato la propria posizione in merito alla questione della prescrizione dei contributi INPS dei lavoratori autonomi.
La Corte di Cassazione ha affermato che l’obbligo del versamento dei contributi sorge con la produzione del reddito da parte del lavoratore autonomo, che costituisce la base imponibile per il calcolo dei contributi.
La decorrenza del termine di prescrizione, quindi, dipende dal momento in cui la corrispondente contribuzione è dovuta e quindi dal momento in cui scadono i termini di pagamento per la stessa.
Sempre secondo la giurisprudenza, la prescrizione dei contributi INPS avviene in cinque anni a partire dal giorno in cui questi versamenti dovevano essere effettuati.
Tuttavia, è necessario precisare che questa prescrizione si riferisce al caso in cui i contributi previdenziali siano evidenziati come debito in dichiarazione dei redditi, ma non versati.
La situazione assume complessità quando i contributi da dichiarazione, oltre a non essere stati versati dal contribuente, non sono stati neanche esposti sul modello dichiarativo.
In questo caso, l’inquadramento del termine di prescrizione risulta più incerto, poiché mancano elementi chiari e definiti per stabilire il momento a partire dal quale inizia a decorrere il periodo di conteggio.
È importante sottolineare che, in ogni caso, il termine di prescrizione costituisce un limite invalicabile che non può essere oggetto di rinuncia o interruzione da parte dell’Ente previdenziale creditore.
L’omesso versamento dei contributi previdenziali, dopo la scadenza del termine di prescrizione, costituisce un pagamento d’indebito e dà diritto alla restituzione.
Prescrizione dei contributi INPS non dichiarati e non versati
La prescrizione dei contributi INPS non versati e non dichiarati può diventare complessa se il debito previdenziale non viene solo omesso, ma anche occultato dal debitore.
In tal caso, la sospensione della prescrizione è regolata dall’articolo 2941 del Codice civile che prevede la sospensione della prescrizione “tra il debitore che ha dolosamente occultato l’esistenza del debito e il creditore, finché il dolo non sia stato scoperto“.
Di conseguenza l’INPS ritiene che la prescrizione sia sospesa fino a quando l’omissione non viene scoperta attraverso i normali controlli della dichiarazione dei redditi.
Tuttavia, l’ordinanza della Corte di Cassazione numero 14410 del 27 maggio 2019 ha cambiato questa prassi a favore dei contribuenti.
La Corte ha stabilito che la sospensione della prescrizione deve essere applicata solo in caso di “una vera e propria impossibilità di agire” per il creditore e non solo in caso di difficoltà di accertamento del credito.
La stessa Corte ha anche precisato che la mancata denuncia del reddito non equivale a un occultamento doloso del debito contributivo e che non impedisce all’INPS di attivare controlli per accertare il debito contributivo.
Ha inoltre ribadito che la prescrizione dei contributi INPS non versati e non dichiarati rimane all’interno dell’ordinario perimetro di prescrizione, che è di cinque anni dalla data del versamento omesso.
Lavoratori dipendenti
Contributi omessi non prescritti
Per quanto concerne i lavoratori dipendenti, questi vengono tutelati dai rischi derivanti dall’inadempimento dei datori di lavoro in materia di obblighi contributivi attraverso l’automatismo delle prestazioni.
L’automatismo delle prestazioni è un meccanismo previsto dall’articolo 2112 del codice civile e costituisce un importante garanzia per i lavoratori, in quanto l’accredito dei contributi non versati avviene automaticamente a carico dell’INPS, senza alcun danno per le prestazioni previdenziali erogabili al lavoratore.
Tuttavia, è importante sottolineare che questo principio si applica esclusivamente ai lavoratori dipendenti, mentre i lavoratori autonomi e gli iscritti alla gestione separata non possono accedervi.
Inoltre, è importante tenere in considerazione che la prescrizione dei contributi non versati è regolata da precise norme di legge, che determinano il termine entro il quale il datore di lavoro può essere chiamato a rispondere dei suoi obblighi contributivi.
Contributi omessi e prescritti
Per quanto riguarda la contribuzione omessa che risale ad un periodo antecedente ai cinque anni (o al maggior periodo sopra indicato), il principio dell’automatismo delle prestazioni non trova applicazione e il lavoratore non potrà vedersi i contributi accreditati sul proprio estratto contributivo.
Il verificarsi di questa circostanza potrebbe causare un danno alla pensione.
Tuttavia, l’articolo 13 della legge 1338/1962 consente al datore di lavoro di costituire presso l’INPS una rendita vitalizia reversibile in favore del lavoratore per evitare che l’omesso versamento pregiudichi il diritto alla tutela previdenziale.
Solo nel caso in cui il datore di lavoro non voglia o non possa esercitare tale facoltà, il lavoratore o i suoi superstiti possono sostituirsi ad esso, salvo il diritto al risarcimento del danno.
Il riscatto dei contributi omessi e prescritti rappresenta una facoltà per il lavoratore che consiste nel riscattare a titolo oneroso l’importo dei contributi che sarebbero stati dovuti se fossero stati versati regolarmente.
Per poter esercitare la facoltà di riscatto, è necessario presentare una domanda corredata da una documentazione che comprovi l’esistenza del rapporto di lavoro, la sua durata e la retribuzione percepita.
L’onere del riscatto viene calcolato in base al sistema della riserva matematica oppure in percentuale, se le anzianità da coprire ricadono nel sistema contributivo.
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