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Cargiver familiare

20 Dicembre 2023
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Tempo di lettura 3 minuti

Meglio ultimi anni sono aumentate le persone, soprattutto donne, che si trovano nella condizione in cui si prendono cura di familiari e congiunti anziani, malati o disabili. Il loro è un aiuto di tipo concreto e costante in quanto lo aiutano nelle incombenze quotidiane e nelle sfide – piccole e grandi – che ogni giorno la vita propone. Alla base di questa attività ci sono devozione e amore, ma il loro contributo si perde nelle larghe maglie della legislazione italiana. Questi soggetti che svolgono l’attività di cura sono chiamati “caregiver” e costituiscono una rete molto importante di tipo invisibile e silenziosa di assistenza. 

Negli ultimi anni l’attenzione verso questi soggetti è aumentata dal momento che in seguito al periodo di emergenza e il conseguente lockdown sono emerse le loro problematiche, evidenziando la fragilità dei nuclei familiari in cui operano. 

Se da una parte oggi si parla molto di più di caregiver risulta importante ricordare che queste non sono un fenomeno nuovo.

Si ricorda quindi che chiunque si prende cura di un’altra persona che non può farcela senza sostegno a causa di una malattia, di una disabilità, di una condizione di salute mentale o di qualsiasi altro problema, è un caregiver.

Chi è il caregiver

Molto spesso ci si ritrova ad avere in famiglia una persona malata, un anziano in difficoltà, un disabile. Questo decreta la necessità di affidarsi a una persona di riferimento ovvero ad un caregiver.

Il caregiver è “la persona che dà le cure” ad un anziano, ad un soggetto con disabilità oppure in difficoltà. Questa rappresenta una figura che gratuitamente e al di fuori del proprio ambito professionale si occupa di assistere i propri figli, i genitori oppure gli altri familiari, che presentano delle disabilità oppure che non sono autosufficienti.

Dati questi presupposti risulta chiaro che il caregiver si trova in una condizione in cui deve dedicare la maggior parte del proprio tempo e della propria vita alle persone fragili. Solitamente le ore dedicate variano dalle 15 alle 25 settimanali.

Molto spesso il caregiver da solo non è in grado di prestare un’assistenza adeguata e per questo richiede l’assistenza ai malati ad operatori sociosanitari.

Secondo la legge italiana, si definisce caregiver familiare: “persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 10 maggio 2016, n. 76, di un familiare di un affine entro il secondo grado, ovvero nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, anche di un familiare entro il terzo grado, che a causa di malattia, infermità o anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata continuativa ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 194, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18.”

Tra le principali attività di cui si occupa il caregiver emergono:

  • l’assistenza delle persone malate fornendo loro i farmaci e le terapie
  • l’acquisto dei medicinali e della gestione degli appuntamenti delle visite mediche specialistiche
  • tutela dell’igiene personale dei malati che assistono, nel caso in cui non risultano essere autosufficienti.

Ad oggi, secondo i dati Istat, i caregiver in Italia sono principalmente donne. Hanno le seguenti caratteristiche:

  • 30% hanno un’età inferiore a 45 anni;
  • 40% hanno un’età compresa tra i 46 e i 60 anni;
  • 60% sono persone disoccupate

In Italia, ad oggi, sono caregiver circa 8,5 milioni di persone, di queste 7,3 milioni si dedicano all’assistenza dei propri parenti. Secondo le rivelazioni dell’Istat, la quota di Caregiver è notevolmente aumentata negli ultimi anni.

Dal 1998 al 2016 si è assistito ad un aumento di poco superiore ai dieci punti percentuali. Si è passati dal 22,8% al 33,1%. Lo squilibrio di genere emerge anche dal rapporto del 2018: il sostegno della persona cara ricade maggiormente sulle donne (35,4%) rispetto agli uomini (30,07%).

Legge e caregiver 

Dal punto di vista legislativo ai fini di riuscire a supportare ed aiutare l’attività di un caregiver risulta essere intervenuta a livello nazionale la legge 104 del 1992, la normativa che fa da riferimento per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap. Il suo compito è quello di garantire l’adeguato sostegno alle famiglie con una persona con disabilità. Di fatto il testo indica una serie di agevolazioni in ambito lavorativo. Infatti, per il familiare che assiste con continuità un parente con problemi “riconosciuti”, è previsto il diritto ai permessi retribuiti e il diritto a scegliere (se possibile) la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio;, inoltre non può essere trasferito senza il suo consenso in un’altra sede. Nonostante questo si ravvisa che ad oggi è atteso un testo unico che di fatto dovrebbe istituire un apposito fondo per sostenere chi svolge questa delicata figura in famiglia.

Si chiarisce che sebbene la presenza di diverse norme regionali (come ad esempio quella dell’Emilia Romagna), manca al momento una legge per il riconoscimento della figura del caregiver familiare. Gli unici riferimenti sono contenuti nella legge di bilancio 2017 (Legge n.204 del 27 dicembre, comma 255).

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