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Come non pagare tasse sulla pensione

12 Gennaio 2023
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Tempo di lettura 4 minuti

Le pensioni così come gli stipendi sono soggette a tassazione.

Come ben sappiamo esiste una importante differenza tra reddito lordo e reddito netto e questa distanza dei valori è imputabile alle tasse da pagare. Possiamo, quindi, affermare che esattamente come accade per le buste paga dei lavoratori dipendenti, in cui reddito lordo e reddito netto sono decisamente diversi a causa della sottrazione delle imposte dovute, anche dall’importo dell’assegno pensionistico mensile vengono sottratte le tasse dovute. Questo significa che come avviene sullo stipendio, anche sulla pensione lorda viene attuata una trattenuta dell’Irpef, imposta sul reddito delle persone fisiche, alla quale si aggiungono anche le addizionali regionali e comunali, per cui valgono le aliquote stabilite da ogni singola Regione o Comune.

All’interno di questo articolo andremo a comprendere come viene tassata la pensione in Italia, quale è la tassazione, ma soprattutto quando al momento si può non pagare le tasse sulla pensione.

Le tasse sulla pensione

Come abbiamo sopra anticipato la pensione, così come il reddito da lavoro, è oggetto di tassazione tale per cui il suo valore lordo subisce una importante decurtazione per la definizione del valore netto.

La principale imposta che grava sulla pensione è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, meglio nota come IRPEF che sulla base dell’ultima riforma, dal 1° gennaio 2022 prevede 5 scaglioni tali per cui la pensione viene calcolata in questo modo:

  • con un reddito annuo fino a 15mila euro è prevista l’IRPEF al 23%;
  • con un reddito annuo fino a 28mila euro è prevista l’IRPEF al 28%;
  • con un reddito annuo fino a 50mila euro è prevista l’IRPEF al 35%;
  • con un reddito annuo superiore a 50mila euro è prevista l’IRPEF al 43%.

È importante ricordare che oltre all’IRPEF vigono altre tasse nonché le addizionali comunali e regionali, ossia le imposte applicate sull’importo lordo della pensione da parte del Comune o della Regione di residenza.

Si chiarisce che:

  • l’addizionale regionale viene trattenuta sulla pensione l’anno successivo a quello di riferimento e viene suddivisa in 11 rate, dal mese di gennaio a quello di novembre
  • l’addizionale comunale viene trattenuta dall’importo lordo in due tempi: prima con un acconto nell’anno di riferimento in 9 rate, e poi con un saldo nell’anno successivo in 11 rate.

Sulla base di questi presupposti emerge che la maggior parte dei pensionati italiani riceve un assegno pensionistico medio-basso che riesce a bastare appena sufficientemente per vivere dignitosamente. Questo avviene perché per pagare l’IRPEF, le addizionali regionali e quelle comunali si ha una differenza tra retribuzione lorda e netta variabile tra il 20 e il 40%.

Pensioni: quando è possibile non pagare le tasse

A partire dal 2017 è stata introdotta la cosiddetta no tax area per coloro che percepiscono un reddito annuo di pensione inferiore agli 8.125 euro. Per questi soggetti non è previsto alcun pagamento di Irpef. Inoltre, con la riforma IRPEF del 2022, il sistema della no tax area ha subito delle modifiche. Nello specifico, la soglia di reddito entro cui non si pagano le tasse è stata aumentata a 8.500 euro. Si ricorda che questa agevolazione sulla pensione è prevista a prescindere dall’età. Chiaramente, con l’aumento della soglia della no tax area è aumentato anche l’importo della detrazione. Questo significa che chi ha una pensione lorda fino a 8.500 euro non deve pagare alcuna tassa allo Stato.

Un altro modo che permette di non pagare le tasse sulla pensione è quello di trasferirsi all’estero e chiedere la detassazione della pensione in Italia. Questo è possibile andando a presentare all’Inps l’attestazione in originale della residenza fiscale rilasciata dalla competente autorità estera al pensionato (documento che non può essere autocertificato) e l’attestazione o autocertificazione di cancellazione dall’anagrafe comunale italiana/iscrizione all’Aire. È importante ricordare che per avere la detassazione sulla pensione è necessario avere la residenza all’estero almeno 6 mesi l’anno.

Questo è attuabile solo nei Paesi convenzionati con l’Italia e che impediscono la doppia imposizione fiscale. Questo significa che la pensione sarà tassata secondo le regole previste dal Paese in cui si sceglie di trasferirsi.

Sulla base di questi presupposti è possibile affermare che questo è il motivo per cui, soprattutto negli ultimi anni, stiamo assistendo ad un vero e proprio esodo dei pensionati dal nostro Paese. Per essere considerati residenti all’estero bisogna:

  • non essere stati iscritti nell’anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell’anno (e cioè per 183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili), con contestuale iscrizione all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero).;
  • non avere il domicilio in Italia per più di metà dell’anno;
  • non aver dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno.

Pensioni esenti da IRPEF

Ci sono poi delle pensioni che sono dei tipi di prestazioni previdenziali che già di per sé sono esentasse; quindi, non prevedono il pagamento delle imposte. Nello specifico l’IRPEF non si paga sui seguenti trattamenti pensionistici:

Pensioni: regole di tassazione

Se le aliquote di Irpef regionale e comunale vengono stabilite dalle singole istituzioni, per quanto riguarda l’Irpef, come per il reddito da lavoro dipendente, anche per la pensione valgono le stesse aliquote Irpef e in base alla fascia di reddito di appartenenza si applicano le seguenti percentuali:

  • da 0 a 8.125 euro: no tax area;
  • da 8.126 a 15.000 euro vale la percentuale del23%;
  • da 15.001 a 28.000 euro vale la percentuale 27% (della parte eccedente i 15mila euro) alla quale si aggiungono 3.450 euro, ovvero il 23% di 15mila euro;
  • da 28.001 a 55.000 euro vale la percentuale38% (della parte eccedente i 28mila euro) più 6.960 euro (l’imposta dovuta per il reddito fino a 28mila euro);
  • da 55.001 a 75.000 euro vale la percentuale 41% (della parte eccedente i 55mila euro) più 17.220€ (imposta dovuta per il reddito fino a 55mila euro);
  • oltre i 75.000 euro vale al percentuale del 43% (della parte che supera i 75mila euro) cui si aggiungono 25.420 euro di imposta dovuta per il reddito che non supera tale limite.

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