Pensione di vecchiaia contributiva 5 anni

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Per tutti i soggetti che possono far valere una posizione contributiva successiva al 31/12/1995, quindi rientranti nel sistema di calcolo contributivo della pensione, vi è la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia contributiva con dei requisiti diversi rispetto a quelli tradizionalmente conosciuti.

Dal sistema di calcolo prende infatti il nome la nuova pensione di vecchiaia contributiva, sostanzialmente questa prestazione può essere utilizzata da tutti quei soggetti che possiedono una scarsa contribuzione previdenziale e congiuntamente si ritrovano in età avanzata.

Ma a quanto ammonta la pensione di vecchiaia contributiva? Quali sono i requisiti di accesso e chi può richiederla? 

Scopriamolo assieme. 

Pensione di vecchiaia contributiva come funziona

Il nostro sistema previdenziale prevede, secondo la normativa vigente, due tradizionali sistemi di uscita dal mondo del lavoro:

  • pensione di vecchiaia
  • pensione anticipata

Come noto, grazie alla riforma Dini del 1995, coloro i quali possiedono un’anzianità assicurativa a partire dal primo gennaio 1996, si vedranno calcolate le prestazioni pensionistiche interamente con il metodo contributivo, meno vantaggioso in termini di calcolo della pensione rispetto all’antecedente metodo retributivo.

È il caso, appunto, della pensione di vecchiaia contributiva che consente l’uscita dal mondo del lavoro con un minimo di 5 anni di contribuzione.

Apparentemente, la possibilità di pensionamento al possedimento di soli 5 anni di contribuzione, appare come una chimera nel panorama previdenziale italiano, chimera che viene subito smentita osservandone meglio i parametri di accesso.

Infatti, nonostante bastino solo 5 anni di contribuzione per andare in pensione con la vecchiaia contributiva, di contro l’età anagrafica minima per potervi accedere non è più di 67 anni – come la tradizionale pensione di vecchiaia – ma di 71 anni e rappresenta un cuscinetto per tutti coloro i quali non riescono a raggiungere i requisiti minimi stabiliti dalla legge per la pensione di vecchiaia.

Infatti per i contributivi puri, quindi coloro che hanno iniziato a versare contribuzione dal primo di gennaio 1996, oltre al requisiti anagrafici e contributivi, la pensione futura deve avere un importo minimo al calcolo che, nel caso in cui non dovesse essere raggiunto, determina l’impossibilità di accesso.

Tale requisito di tipo economico consiste nell’aver maturato, alla data del pensionamento, un importo minimo dell’assegno pari o superiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, il quale varia annualmente secondo l’andamento dell’inflazione e nel 2022 è pari a 6.085,43 annui.

Da una prima impressione, potrebbe apparire semplice raggiungere questo importo minimo ma, osservando nel dettaglio i criteri di calcolo del sistema contributivo ci si accorge che, per poter raggiungere tale cifra, un contributivo puro deve aver percepito in 20 anni di lavoro uno stipendio minimo lordo di 1.800 euro, cifra che non tutti i lavoratori italiani riescono ad ottenere lungo la loro carriera lavorativa. 

Allo stesso tempo è doveroso citare anche l’abrogazione, a seguito della riforma Dini, dell’integrazione al trattamento minimo per i contributivi puri.

L’integrazione al trattamento minimo è una prestazione che consente un’integrazione, appunto, a tutti quegli assegni pensionistici che, al calcolo, non raggiungono l’importo minimo che fa sempre riferimento all’assegno sociale che nel 2022 è pari a €524,34.

Poniamo il caso di un pensionato che ha versato contribuzione tra il 1990 e gli anni 2000, rientrante quindi nel sistema di calcolo misto (retributivo e contributivo), il quale ha maturato alla data di pensionamento un importo dell’assegno pari a €350, rientrando lo stesso nel diritto di richiedere l’integrazione al trattamento minimo, la sua pensione verrà integrata di €174 fino al raggiungimento, appunto, dei €524,34 minimi stabiliti dalla legge.

Questa agevolazione, come dicevamo, non è più disponibile per coloro i quali rientrano nel sistema di calcolo contributivo puro (coloro i quali hanno versato il primo contributo dal primo gennaio 1996) e quindi per coloro i quali otterranno, o hanno già ottenuto, la pensione di vecchiaia.

Tale abrogazione comporta quindi una penalizzazione per tutti quei pensionandi contributivi che, nonostante abbiano raggiunto il requisito anagrafico di 67 anni e quello contributivo di 20, possiedono un assegno che al calcolo risulta essere inferiore a quello stabilito annualmente per legge (€524,34) con la conseguenza dell’impossibilità di accedere al pensionamento.

L’alternativa risulta quindi la pensione di vecchiaia contributiva che, a prescindere dall’importo dell’assegno, può essere percepita al compimento dei 71 anni di età congiuntamente ad un requisito minimo contributivo di 5 anni.

Pensione di vecchiaia contributiva requisiti

Andiamo a vedere quindi nel dettaglio quali sono i requisiti che ne determinano il diritto:

  • 71 anni di età;
  • Almeno 5 anni di contributi;
  • Nessuna presenza di contribuzione versata prima del 1/1/1996;
  • L’importo dell’assegno pensionistico deve essere pari a 1,5 volte l’assegno sociale INPS

Riportiamo adesso un esempio concreto di un pensionando, al fine da rendere il lettore maggiormente consapevole della prestazione. 

Francesco, il quale ha iniziato a versare il suo primo contributo da febbraio 1997 e possiede una posizione contributiva abbastanza lineare, raggiunge a marzo 2020 i requisiti anagrafici e contributivi per poter accedere alla pensione di vecchiaia (67 anni di età e 20 anni di contribuzione).

Francesco, richiedendo una consulenza online su Wewelfare.com, si rende conto che nonostante possieda sia i requisiti anagrafici che contributivi, non potrà accedere alla pensione di vecchiaia in quanto l’importo dell’assegno non raggiunge quello minimo stabilito dalla legge (€524,34).

A questo punto Francesco ha due opzioni:

  • continuare a lavorare con la speranza che nei successivi due anni il coefficiente anagrafico gli consenta di raggiungere l’importo minimo
  • aspettare i 71 anni di età per richiedere la pensione di vecchiaia contributiva

Senza andare ad indagare troppo ci si rende conto che, a causa della crisi del mercato lavorativo e alle conseguenti riforme pensionistiche, gran parte dei contributivi puri saranno i primi nella storia previdenziale italiana a non riuscire ad ottenere la pensione di vecchiaia prima dei 70 anni di età. 

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